1946 – 1976 DUE SNODI ELETTORALI DECISIVI PER LA REPUBBLICA
Gli anniversari di due degli appuntamenti più rilevanti nella storia della politica italiana repubblicana, quali il Referendum istituzionale del 2 giugno 1946 e le elezioni Politiche del 20 giugno 1976, sono lo spunto per ripercorrere e discutere l’evoluzione (con ambizioni ed illusioni…) delle multiformi espressioni partitiche della Sinistra nel nostro paese.
L’appuntamento elettorale del 2 giugno 1946 viene giustamente ricordato dagli storici come il momento decisivo per le sorti dello Stato italiano nel dopoguerra: in quella data infatti si svolse il referendum istituzionale per la scelta tra Repubblica o Monarchia e l’elezione dell’assemblea costituente. Pochi mesi prima, nel marzo 1946 si era votato per le amministrative e per la prima volta in quel frangente le donne avevano partecipato al voto, dunque per la prima volta si era potuto parlare realisticamente di suffragio universale nel nostro paese. Il 2 giugno 1946 la risposta di partecipazione fu straordinaria (89% di votanti) con la Repubblica che vinse ottenendo il 54% dei suffragi (concentrando la propria vittoria al centro sud) mentre la Monarchia registrò il 46% delle preferenze (provenienti in maniera particolare al Sud). Il referendum dunque fotografava la realtà di un paese spaccato in due, incapace di fare i conti con il passato filofascista di Casa Savoia, ma anche di un paese che attribuiva tutta la propria fiducia ai grandi partiti antifascisti, con la Dc che ottenne il 35% dei voti, il Psiup il 21%, il Pci il 19%. In pratica 3 italiani su 4 avevano votato per uno dei tre grandi partiti antifascisti: un voto che ovviamente indirizzò l’assemblea costituente la cui presidenza venne affidata al socialista piemontese Giuseppe Saragat, mentre venne eletto capo provvisorio dello Stato il liberale napoletano Enrico De Nicola, di dichiarati sentimenti monarchici. I complessi equilibri tre le “due Italie” che erano uscite dalle urne del 2 giugno trovarono una sintesi straordinaria nella Carta costituzionale, al prezzo di compromessi difficili da accettare come l’amnistia Togliatti che sempre nel 1946 di fatto permise la scarcerazione di quasi tutti i fascisti e si trasformò in un gigantesco colpo di spugna. La Repubblica però era nata. E la Costituzione ne costituiva il fondamento più solido.
Nel giugno 1976, trent’anni dopo, l’Italia è una democrazia bloccata e senza alternanza possibile: il 20 giugno si torna al voto dopo l’uscita del Psi dal governo. Mai come in questo momento sembra possibile lo storico “sorpasso” del Pci nei confronti della Dc, mai come in questo momento il “compromesso storico” vagheggiato da Enrico Berlinguer sembra un orizzonte possibile per rafforzare una democrazia che sembra sotto scacco tra trame nere e terrorismo. Tra i gruppi della Nuova Sinistra che si uniscono nel cartello elettorale di Democrazia Proletaria prevale l’idea di una loro grande avanzata elettorale che possa permettere la costituzione di un “governo delle Sinistre”. Il momento è drammatico. Indro Montanelli dalle colonne del suo “Giornale” lancia il celebre appello: “turiamoci il naso e votiamo Dc”. La mobilitazione è senza precedenti, alla fine andrà a votare il 93% degli aventi diritto e la Dc, cannibalizzando i suoi alleati di destra, scongiura il sorpasso attestandosi al 38,7%, con il Pci al 34,3%. I due partiti hanno oltre il 70% e trovano un accordo machiavellico: sale al governo Giulio Andreotti e Pietro Ingrao diventa Presidente della Camera; il governo è un monocolore Dc che ottiene la “non sfiducia” del Pci che quindi si astiene in un equilibrio precario e mai trasparente. Si apre una stagione complessa che si sarebbe conclusa meno di due anni più tardi con il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro.
L’incontro si svolgerà venerdì 12 giugno alle ore 17, in Galleria Nazionale n. 9, a Pistoia, presso l’Archivio Roberto Marini ‘Oltre il Secolo Breve
Ne parleremo con con Franco Ferrari (studioso di processi elettorali, nazionali e internazionali), Giovanni Russo Spena (già parlamentare e dirigente di Democrazia Proletaria), Claudio Degl’Innocenti (già dirigente pistoiese del Pdup per il Comunismo), Tiziano Carradori (giornalista, già dirigente pistoiese del Partito Comunista Italiano) e Giampaolo Pagliai (già vicesindaco e segretario pistoiese del Partito Socialista Italiano).
Per informazioni e prenotazioni:
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